14/12/15 Articolo su Il sole 24 ore

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inerenti l'Avv. Mariarosaria Della Corte.

 

 

 

 

 

 

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IL DIRITTO DI FAMIGLIA VERSO NUOVE FRONTIERE

In prima linea nella difesa degli equilibri familiari e patrimoniali

artcolo della corte

L'utilizzo incessante delle nuove tecnologie e l'affermarsi di nuovi linguaggi, sempre più espliciti ed immediati, sta cambiando tantissimo il modo di relazionarsi di uomini e donne.

Un fenomeno che in numerose famiglie è però vissuto in modo drammatico, essendo la causa principale di separazioni e divorzi o di interventi a tutela dei minori.

In tale contesto, c'è una figura professionale che più di altre vede crescere il proprio ruolo, quella dell'avvocato matrimonialista.

Un professionista che con il suo bagaglio di esperienza e di conoscenze permette ai coniugi di tutelare il più possibile i propri figli, specie se minori, e di evitare la distribuzione di un progetto di vita, fatto di affetti prima ancora che di interessi.

"Si è finalmente capito che intorno al Diritto di famiglia ruotano rilevanti interessi economici, patrimoniali o aziendali" spiega l'Avv. Mariarosaria Della Corte.

Grande esperta di diritto della persona, con riguardo al profilo della risarcibilita dei danni collegati alle violenze in famiglia, al mobbing familiare e allo stalking, l'avv. Della Corte ha maturato significative esperienze nella negoziazione di accordi stragiudiziali e nel contenzioso connesso alla crisi dei rapporti familiari con particolare riferimento alle questioni patrimoniali, ai family trust, alle vicende successorie e societarie connesse alla famiglia.

Diplomatica ma determinata nel suo lavoro, da anni si batte per l'introduzione, nell'ordinamento italiano, dell'istituto dei "prenuptial agreement" di matrice statunitense.

ARTICOLo DALLA RIVISTA "NUOVO"

TRADIRE AI TEMPI DI FACEBOOK: ATTENZIONE ALLA BACHECA

avvocato Mariarosaria Della Corta

Le statistiche parlano chiaro, l’80% dei tradimenti inizia in rete anche grazie ai social. Basta un post a dimostrare la colpa in tribunale. La legge tutela chat e messaggi privati.

 

Perché si tradisce? Per noia, per abitudine o per colmare la distanza fisica ed affettiva che, col tempo, si è creata tra due partner?

Inglobati in una vita sempre più frenetica e che lascia poco spazio o addirittura annulla l’affettività, distratti e stressati dai mille impegni personali e familiari spesso ci si dimentica, spiega l’avvocato salernitano Maria Rosaria Della Corte, professore dell’università Link e titolare dello studio legale Della Corte & Co ai Parioli di Roma, dei bisogni e delle esigenze delle persone che abbiamo accanto.

Il dialogo insomma, stando all’esperienza della matrimonialista, comporta fatica e così spesso si preferisce alimentare piuttosto il silenzio e l’incomunicabilità. Con la conseguenza che, come sempre è accaduto, diventa facile cercare e trovare conforto nel mezzo più potente ed immediato di comunicazione del momento: internet ed i seducenti social network, primo fra tutti Facebook.

Le statistiche, spiega infatti la giurista che nella sua carriera ha acquisito una particolare competenza nel diritto di famiglia e minorile, lo confermano: l’80% dei tradimenti inizia on line, e proprio questo social risulta essere lo strumento ”correo” più adoperato.

In passato infatti i proseliti della “scappatella” dovevano ingegnarsi per giustificare l’anomala assenza da casa, mentre il web ha semplificato queste meticolose organizzazioni fornendo, in un click, la possibilità di intrattenere conversazioni istantanee.

Il giro delle conoscenze si amplia così molto più velocemente, ed i rapporti possono poi facilmente sfociare in un tradimento virtuale se non in una vera avventura extraconiugale.
Ma se Facebook ha reso più semplice tradire, spiega ancora la Della Corte, ha anche semplificato la ricerca “delle prove” del tradimento, attraverso le numerose tracce digitali che inevitabilmente si lasciano.

Bisogna, quindi, prestare cautela a ciò che si scrive in quanto nei tribunali si possono produrre i post come fonte di prova.

Il 66% degli avvocati impegnati in una causa di divorzio usa Facebook come fonte da cui trarre indizi di un tradimento, dal momento che è molto facile lasciare tracce dimenticandosi ciò che di compromettente si scrive sulla bacheca propria o altrui.

A differenza delle chat e delle messaggerie private (che sono assistite invece dalla tutela che protegge la corrispondenza privata e come tali devono ricevere la massima difesa sotto il profilo della loro divulgazione), le informazioni pubbliche sul proprio profilo personale possono costituire prova in una causa di separazione, anche ai fini del tenore di vita condotto dall’ex coniuge.

Parsimonia e prudenza, quindi, sono gli imperativi nell’utilizzo indiscriminato del social network, perché se tecnologia vuol dire comunicazione e progresso, con un mero click rischiamo di mettere a repentaglio tutto ciò che di importante abbiamo costruito fino a quel momento nella nostra vita.

articolo DALLA RIVISTA "NUOVO"

La legge è uguale per tutti i figli, ecco la svolta

legge sui figli

Il Consiglio dei Ministri approva il DDL in materia di filiazione: mai più figli di serie A e B. L’avvocato Mariarosaria Della Corte: “Dal concetto di potestà a quello di responsabilità”


Grandi novità dal Consiglio dei Ministri per i genitori separati con figli minorenni.

Il 12 luglio, infatti, è stato approvato lo schema di decreto legislativo che elimina ogni discriminazione tra figli legittimi e figli naturali e precisa che per la legge non esistono figli legittimi e figli naturali.

Il testo del decreto stabilisce cioè l’introduzione del principio dell’unicità dello stato di figlio, anche adottivo, e quindi l’eliminazione dei riferimenti presenti nelle norme ai figli “legittimi” e “naturali” e la sostituzione degli stessi unicamente con quello di “figlio”.

Non bastasse, il decreto comporta il principio per cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo con i genitori.

Una svolta importante secondo l’avvocato Mariarosaria Della Corte, che nel suo studio di Roma ai Parioli si occupa con brillanti esiti di diritto di famiglia, tutela della persona e dei minori.

“Introdurre il concetto di responsabilità genitoriale che sostituisce quello ormai desueto di potestà genitoriale”, spiega infatti la grintosa giurista che ha maturato una significativa esperienza sia nella negoziazione di accordi stragiudiziali che nel contenzioso connesso alla crisi dei rapporti familiari con riferimento alle questioni patrimoniali ed alla costituzione di trust familiari, “rappresenta una scelta di grande civiltà giuridica e sottolinea che essere genitori non è solo un potere-dovere verso i figli”.

E a proposito di poteri e doveri sui figli, visto che si parla tanto di figli contesi nelle separazioni, spetta sempre alla Della Corte, “è tristemente noto che i figli siano i primi a fare le spese delle liti e dei conflitti feroci tra i genitori e, alla prima udienza, non avendo il giudice la possibilità di indagare a fondo la reale situazione familiare, tende ad affidare i figli ad entrambi i genitori (il cosiddetto affidamento condiviso) ma collocandoli materialmente, nel 90% dai casi, presso la madre.

E, molto spesso – conclude l’avvocato Della Corte nella sua duplice veste di docente della Link Campus University – il provvedimento risponde alle concrete esigenze di accudimento dei minori, soprattutto se nella fase della prima infanzia”.

Normalmente sono le madri, infatti, a trascorrere il maggior tempo con i figli.

Nella vita quotidiana, però, spesso i matrimoni non finiscono per le infedeltà ma per seri problemi psicologici di uno dei due coniugi: l'era di internet ha introdotto nuove devianze comportamentali delle quali sono vittime sempre più le donne.

Ciò comporta che, sempre più frequenti sono i casi in cui i giudici decidono di affidare i figli, anche in tenera età, ai padri "perché ritenuti allo stato i più idonei alla cura e al mantenimento dei minori" come recita una recentissima sentenza del Tribunale di Roma.

La società ha riconosciuto, insomma, la capacità dei padri ad essere dei "buoni genitori": un inizio di vera parità e di effettiva garanzia e tutela per i figli.

 

LE NUOVE MADRI MANIPOLATRICI VIOLENZA PSICOLOGICA E MINORI
Nei casi in cui le madri per distruggere la figura paterna manipolano i figli, convincendoli che “papà è cattivo”, vitale è che tali comportamenti siano posti all'attenzione del giudice.

Il caso più comune di plagio è la PAS, Sindrome di Alienazione Parentale, ed è alla base delle richieste di decadenza della potestà del genitore.

Il genitore si rende infatti responsabile di veri e propri maltrattamenti e violenze psicologiche sui figli, e pertanto i giudici per una serena crescita dei minori valuteranno di collocarli presso il padre.

 

TURBE PSICHICHE DELLA MADRE ALCOOL E DROGHE IN PRIMIS
Allorquando la madre sia affetta da turbe psichiche (sdoppiamento della personalità, border line, soggetto depresso o schizofrenico) e sia in cura con psicofarmaci o mostri segni di squilibrio, i giudici non la riterranno idonea all’educazione e cura.

Ugualmente accadrà nei casi in cui la madre faccia uso di stupefacenti ovvero abbia dipendenza dall'alcol: la scelta del Tribunale cadrà sull'altro genitore.

 

L’ATTIVITÀ INVESTIGATIVA SERVE A TUTELARE I MINORI
Un utilissimo strumento nelle mani del genitore, nel momento in cui il Tribunale abbia già deciso a chi affidare i figli, sono le indagini investigative condotte da società autorizzate dalla Prefettura ed altamente specializzate, che potranno indagare sui comportamenti tenuti dal genitore collocatario dei figli.

Un genitore incauto potrebbe tenere comportamenti che espongono a pericoli i bambini: esce di casa nelle ore notturne, lasciando soli in casa i minori, oppure ha frequentazioni dubbie o promiscue con forte pregiudizio per i figli.

Avvocati a difesa di beni privati e d’impresa

Specializzazione e lungimiranza per i professionisti del foro

avvocato Mariarosaria Della Corta

Della Corte: tutelare il patrimonio si può
La docente Link punta sul Trust prematrimoniale

 

Aumentano i casi di divorzio in tutta Europa ed aumentano, di conseguenza, i timori non solo degli ormai ex coniugi ma anche di quanti si apprestano invece a contrarre il vincolo in presenza di patrimoni da tutelare.

Ecco allora che l’avvocato matrimonialista, nella società contemporanea, deve avere conoscenza approfondita non solo del diritto delle persone ma anche dei contratti e di tutti quegli strumenti negoziali suscettibili di condurre ad una composizione stragiudiziale delle liti.

Se cioè in Europa il divorzio già si identifica con lo scioglimento di una società (con la firma di veri e propri contratti tra i futuri coniugi, aventi ad oggetto interessi economici ed assegnazioni patrimoniali), in Italia si assiste ad una “patrimonializzazione del diritto di famiglia”.

Sarebbe aprioristico considerare la famiglia avulsa dalle dinamiche dell'impresa (si pensi all’impresa familiare o a società di capitali su base familiare): all’avvocato matrimonialista sono sempre più richieste consulenze e forme di tutela capaci di incidere sugli assetti della famiglia nella fase patologica.

“Il fallimento della famiglia offre, oggi, l'ingresso a nuovi strumenti di composizione delle controversie”, spiega allora la professionista del foro Maria Rosaria Della Corte, professore dell’università Link ed associato dello studio legale capitolino Gassani, uno dei più noti a livello nazionale nell’ambito del diritto di famiglia e minorile.

“Sia in ordine allo scioglimento di comunione e società familiari, sia in ordine alle destinazione di beni immobili ed a forme atipiche di tutela del coniuge più debole o dei figli minori – continua l’avvocato – non può revocarsi in dubbio che l'utilizzo del trust (rectius: cd family trust) nell'ambito di vicende separative

consensuali e di divorzio corrisponda a reali esigenze di tutela del coniuge o del figlio non realizzabili altrimenti. Alla famiglia in crisi occorrono soluzioni che regolamentino tutti gli interessi coinvolti, dall'assegno all'affidamento dei figli, alla proprietà e disponibilità dei beni immobili. Pertanto, io stessa ho ritenuto di suggerire, in più d'una separazione, l'istituzione di un trust”.

Il caso di scuola è quello di un coniuge che non intenda privarsi da subito della casa coniugale, o altro immobile in favore del figlio minorenne né concederlo in usufrutto all'altro coniuge, tuttavia
intenda obbligarsi a trasferire detto figlio abbia raggiunto un traguardo negli studi.

Orbene un tale obbligo, seppur coercibile giuridicamente, perché contenuto in un verbale ritualmente omologato, non potrebbe impedire che, al momento del verificarsi della condizione, il bene sia stato già aggredito dai creditori del signor O. Con la istituzione di trust, invece, contenuto nel verbale di separazione ovvero da realizzarsi immediatamente dopo l'omologa, il cespite immobiliare può rimanere nella titolarità del disponente (non più nella sua disponibilità, è il caso dell'applicazione della legge anglosassone che consente di differire l'effetto traslativo della proprietà all'ingresso del figlio nel mondo lavorativo), rendendo però quel bene segregato e pertanto insensibile alle vicende degli eventuali creditori del disponente.

L'interesse perseguito dal trust è meritevole di tutela quindi lecito ed ammesso dal nostro ordinamento e lo scopo finale consisterà nella tutela del soggetto debole (il minore) nell'ambito di una separazione.

Ciò comporta un’attenuazione dell'acrimonia esistente nelle lunghe battaglie giudiziarie ed i diritti della persona appaiono egregiamente tutelati.

“Le lungaggini delle procedure giudiziali e la magistratura sovente non specializzata – conclude Maria Rosaria Della Corte – mi consentono di poter affermare che le vittorie vere si conquistano

fuori dalle aule di tribunale.

Ancora più interessante l'uso del trust in caso di coppie di fatto laddove non è consentito l’uso del fondo patrimoniale mentre il trust appare come una valida soluzione alle esigenze di tutela di queste famiglie
che non sono ancora integralmente tutelate dal norme”.

articolo sole 24 ore

Donne protagoniste delle aule di tribunale

Tre signore dominano la scena nazionale del diritto in Italia

 

Ne hanno di fatta di strada le signore italiane del diritto, da quando la donna italiana divenne sui iuris con l’abolizione della tutela maritale, nel 1919, e con una applicazione molto limitata delle nuove regole.

L’ingresso nelle aule di tribunale del gentil sesso è ormai un vago ricordo, se si considera non solo l’elevato numero di professioniste del settore censite ogni anno quanto soprattutto la riconosciuta competenza di alcune di queste che spesso e volentieri sbaragliano letteralmente la concorrenza dei colleghi uomini.

Per tematiche particolari, come il diritto di famiglia e quello dei minori, l’assistito ad esempio può riscontrare maggiore empatia con un avvocato donna, senza dover per questo rinunciare ad un consulente di prestigio.

Ma anche in ambiti maggiormente legati, nell’immaginario collettivo, alla figura maschile è sempre più frequente imbattersi in eleganti ma decise signore del foro che godono di fama e prestigio nazionali edìinternazionali, essendo riuscite nel tempo a meritarsi la stima delle prinicipali società italiane.

Le donne del resto spesso riescono laddove gli uomini falliscono, grazie alla loro determinazione mista a diplomazia, e questo fa delle principali protagoniste del settore una merce rara ed ambita, come dimostra il portfolio clienti degli studi in questione.

Aria di rinnovamento per il diritto di famiglia e soprattutto per quanti in questo periodo si accingono a sciogliere il vincolo coniugale.

Come spiega infatti l’avvocato Mariarosaria Della Corte, socio fondatore e membro del direttivo dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani (AMI),nonché partner dello Studio Legale capitolino Gassani, “questo settore sta conoscendo negli ultimi anni importanti riforme: dalla legge 54/2006 in favore dell’affidamento condiviso ai sempre più discussi patti prematrimoniali. Ancora, la legge 219/2012 sulla equiparazione dello status di figlio, che ha introdotto il riconoscimento di figli incestuosi ed ha modificato il riparto di competenze tra i Tribunali ordinari e quelli per i minorenni e che delega al Governo l’introduzione del diritto dei nonni ad avere rapporti significativi con i nipoti, fino all’affermazione secondo cui il minore ha sempre diritto di essere ascoltato se ha compiuto i dodici anni o prima se dimostri discernimento”.

Innovazioni sostanziali, quindi, che apportano cambiamenti non solo nell’aula ma nella vita dei diretti interessati. “Dobbiamo prendere atto che – sottolinea infatti l’avvocato matrimonialista che non a caso ha già maturato una significativa esperienza sia nella negoziazione di accordi stragiudiziali che nel

contenzioso connesso alla crisi dei rapporti familiari con particolare riferimento alle questioni patrimoniali – queste stesse innovazioni sono state apportate proprio a seguito di istanze provenienti dall’evoluzione della società, prima giurisprudenziali e poi legislative”.

In tema di novità, o meglio di soluzioni innovative per problematiche spesso delicate, grande interesse suscita, ad esempio, la questione dei “patti prematrimoniali”, un argomento molto dibattuto ma forse non compreso fino in fondo.

Si tratta, continua l’avv. Della Corte nel suo studio di Roma, di “una vexata quaestio” nell'ambito del diritto di famiglia. Si parla da anni di questi accordi, volendoli introdurre con una qualche validità anche in Italia sebbene siano attualmente vietati.

L’AMI è tra le associazioni maggiormente favorevoli all'ingresso dell'istituto dei prenuptial agreement di matrice statunitense nel nostro ordinamento.

Sappiamo che i patti prematrimoniali incontrano il veto e la ‘diffidenza’ quasi unanime della giurisprudenza. Tuttavia, ultimamente si è registrata un'apertura proprio dalla Cassazione. La Corte di legittimità, infatti, ha aperto un varco seppur a determinate condizioni.

Ha statuito la Corte, con sentenza del 21 dicembre 2012 n 23713, che, fermo restando la nullità dei patti prematrimoniali, gli accordi stipulati prima delle nozze tra i futuri coniugi che prevedano una datio in solutum e rispondano ad interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell'art 1322 cod. civ., sono validi in quanto non in contrasto col principio della indisponibilità degli status, mentre si invoca ancora la nullità dei medesimi per illiceità della causa laddove i suddetti patti intendano regolamentare l'intero assetto economico tra i coniugi o un profilo rilevante (rectius la corresponsione dell' assegno)”.

Il caso concreto, al vaglio della Cassazione, concerne un contratto stipulato dai futuri coniugi, in forza del quale si prevede che la moglie cederà al marito un immobile di sua proprietà, quale indennizzo delle spese di ristrutturazione, sostenute da questi per la ristrutturazione di altro immobile, parimenti di sua proprietà, che sarà adibito a residenza coniugale, per il solo caso di fallimento del loro matrimonio.

“Ebbene correttamente la Suprema Corte – conclude l’avv. Della Corte nel suo doppio ruolo di professionista e di docente in di Diritto di Famiglia, per quest’anno, presso la Link Campus University – ha ritenuto che detto accordo non possa configurarsi un patto prematrimoniale, e come tale nullo per illiceità
della causa né per violazione dell'art 160 cc, bensì un contratto atipico, espressione dell'autonomia negoziale delle parti laddove il fallimento del matrimonio viene considerato non quale 'causa genetica dell'accordo' ma diviene condizione del contratto.

Molta strada rimane da percorrere perché i patti entrino a pieno titolo nel nostro sistema giuridico, ma è altresì importante sapere che vi è una disclosure della Cassazione e che, nell'ambito dell'autonomia negoziale concessa alle parti, l'avvocato può consigliare determinati contratti ai futuri coniugi che in qualche modo conducano ad un riequilibrio, almeno economico, delle prestazioni”

 

Una soluzione per ogni problematica societaria

Sono sempre più spesso le donne ad emergere nel campo della libera professione, in particolare tra i professionisti del foro.

È senza dubbio il caso di Maria Giovanna Talia, esperta di diritto societario e nota a Roma per la
competenza del suo staff in grado di trattare con competenza problematiche inerenti anche operazioni di finanza, ristrutturazioni aziendali, tematiche internazionali e bancarie nonché naturalmente le più usuali
controversie di diritto amministrativo, tributario e commerciale.

È però l’ambito delle società a garantire la maggiore visibilità allo studio Talia, che da trent’anni elabora business plan e fornisce consulenze per il consolidamento delle aziende e la riorganizzazione del personale e della produzione delle stesse, andando altresì a definire i rapporti con i partner commerciali.

Non stupisce quindi che l’avvocato Talia, protagonista indiscussa del foro romano e non solo, grazie anche alla preparazione conseguita presso la scuola notarile e alla capacità di elaborare soluzioni
vincenti anche per casi particoplarmente complessi sia riuscita a guadagnarsi la considerazione dei
maggiori gruppi aziendali del Paese, che a lei si rivolgono per dirimere le questioni più spinose che spesso richiederebbero invece la compresenza di più consulenti.

La competenza della professionista del resto ben si sposa con la riservatezza della donna di classe, specie quando si tratta di operare in dismissioni e valorizzazioni di immobili, acquisizioni, contratti di gestione e locazione o altre operazioni in cui la diplomazia e la decisione rappresentano doti preziose ed innate. .

 

Il delicato mondo dell’infanzia in tribunale

Bambini e tribunali. Un binomio delicato ed apparentemente impossibile da trattare ma purtroppo sempre più all’ordine del giorno vuoi per problemi legati alle separazioni matrimoniali vuoi per vari e delicate problematiche che possono riguardare la vita dei più piccoli. In questo campo, così spinoso e in continua evoluzione, risulta spesso determinante affidarsi alla persona giusta, al professionista capace di coniugare gli aspetti caratteriali all’imprescindibile competenza professionale.

Tra quelli più noti a livello nazionale, non si può quindi prescindere da Pompilia Rossi: esperta di diritto di famiglia e minorile, iscritta all’Albo degli Avvocati dal 1984 e cassazionista dal 1998, l’avvocato romano è senza dubbio uno dei volti più noti del diritto minorile, spesso ospite anche in diverse trasmissioni televisive nazionali in qualità di esperta del settore, nonché ospite di rubriche radiofoniche e periodici
specializzati e non.

Docente di master di primo e secondo livello all’Università La Sapienza di Roma, cattedra di Psicopatologia Forense, Pompilia Rossi è stata nominata curatore speciale di minori in stato di abbandono o disagio derivante dalla conflittualità dei genitori ed è inoltre componente del Comitato Scientifico di numerosi centri studi operanti sempre nel settore della famiglia e minorile.

Forte della sua elevata esperienza in aula, quasi sempre coronata da successo, l’avvocato ha partecipato alla realizzazione e stesura del volume “Bambini in tribunale; l’ascolto dei figli contesi” ed alla redazione delle linee guida sull’ascolto del minore nei giudizi di separazione e divorzio su incarico del Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.