Casi dall'archivio dell'avvocato matrimonialista (continuazione)

 

Storie di casi trattati – parte seconda

 

Prosegue il caso indicato dall’avvocato matrimonialista di Roma, Mariarosaria Della Corte, e giova precisare che, mentre le prime pronunce giurisprudenziali tendevano a considerare quale parametro rilevante il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ritenendo quindi dovuto l'assegno ogni qualvolta il divorzio avesse inciso su di un coniuge apportando una riduzione (anche minima) del proprio standard di vita, rispetto a quello goduto durante il matrimonio (Cass. Civ. 17.03.1989 n. 1322; Cass. Civ. 29.11.1990 n. 11490), attualmente l'assegno di divorzio, stante la sua funzione assistenziale, serve a tutelare l'ex coniuge che si trovi in una debolezza economica tale da non consentirle un tenore di vita autonomo e dignitoso, anche se totalmente distaccato da quello che si aveva in costanza di matrimonio (Cass. Civ. 12.03.1990 n. 1652; Cass. Civ. 01.12.1993 n. 11860).

Quindi, secondo l’avvocato matrimonialista romano, la prima valutazione che il giudice è chiamato a fare riguarda l'an e ruota attorno all'inadeguatezza dei mezzi, da intendersi come insufficienza dei medesimi, comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali e altre utilità di cui dispone il coniuge richiedente e all'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. Solo laddove tale valutazione dia esito positivo (inteso nel senso suesposto, e cioè lasci presumere che il coniuge istante non possa assicurare a sé un tenore di vita dignitoso), il giudice deve poi procedere a determinare il quantum.

Nel caso di specie, la sig.ra C E, casalinga ai tempi del matrimonio, già da alcuni anni riveste incarichi annuali come insegnante che, nel corso del tempo, le hanno garantito adeguati mezzi volti a conservare un tenore di vita dignitoso (la sua busta paga media è di euro 800,00), sostiene l’avvocato matrimonialista di Roma.

Pertanto, la previsione dell’assegno divorzile pari ad euro 300,00 in favore della sig.ra C E, così come disposta dall’Autorità Giudicante, risulta essere assolutamente illegittima oltrechè pregiudizievole poiché non solo la resistente gode di un reddito tale da assicurarle la conservazione di un tenore di vita autonomo e dignitoso ma è anche titolare di alcuni cespiti immobiliari, in parte precedentemente ceduti dallo stesso Dott. M C (l’abitazione in cui attualmente vive in Eboli e due garage), dai quali percepisce anche una modesta rendita.

Pertanto, il perdurare dell’assegno divorzile sarebbe oggi una rendita parassitaria a carico del dott. M C, che lo corrisponde già da sedici anni (dal 1996, anno della separazione) per un matrimonio durato all’incirca 11 anni.

Ben si comprende, quindi, come la difesa dell’Avv. Mariarosaria Della Corte, avvocato matrimonialista a Roma, la sussistenza di dette condizioni sia tale da rendere iniquo ed illegittimo l’attuale assegno divorzile: si insiste, dunque, sulla revoca del medesimo non sussistendone più i presupposti di fatto e di diritto.

A ciò aggiungasi che attualmente le condizioni economiche della sig.ra C E le consentono di vivere dignitosamente (con la casa di proprietà, con annessi garage, e la busta paga di circa 850,00 euro al mese), il Dott. MC ha visto il suo reddito netto assottigliarsi, insiste l’avvocato matrimonialista.

Infatti, i redditi dallo stesso dichiarati sono stati artatamente utilizzati da controparte considerando i valori al lordo (i famosi 80.000,00 euro del 2010).

Ad una lettura reale dei modelli unici depositati dal reclamante si evince che: il reddito per l’anno di imposta dell’anno 2010 è molto elevato, ad esso vanno detratte le somme per l’ Irpef, quelle per l’addizionale regionale, quelle per l’addizionale Comunale, le somme per Irap, a cui vanno ancora detratte le somme per il mantenimento dei figli minori in seconde nozze, versati fino ad agosto 2012 per il mantenimento della sig.ra C E e della figlia maggiorenne. Decurtando tutte tali voci di spese, all’odierno reclamante, rimanevano redditi insufficienti a condurre un’esistenza dignitosa, secondo l’avvocato matrimonialista romano.

Ancora di meno, sono stati i redditi dichiarati nell’anno di imposta 2011 in quanto il reddito netto è stato ancora inferiore a quello dell’anno precedente, detratte sempre le tasse, le imposte regionali e comunali e gli assegni per i figli minori di seconde nozze. Per cui, alla fine, il reddito annuo disponibile per il reclamante è di euro 18.500,00.

Secondo l’avvocato matrimonialista di Roma, l’effettiva capacità patrimoniale dell’obbligato ha inciso profondamente anche la costituzione di un nuovo nucleo familiare: a seguito della nascita dei figli generati dalla successiva unione, infatti, il Dott. MC deve garantire loro il soddisfacimento delle primarie esigenze, corrispondendo, per gli stessi, a fronte di una separazione consensuale dalla seconda moglie, un mantenimento pari ad euro 600,00 mensili (si vedano allegate le ricevute dei bonifici degli ultimi anni).

Attualmente, il dott. MC può disporre per sé di circa euro 18.000,00 annui ( a cui vanno detratte ancora tutte le utenze, le spese abitative, automobile etc.), a fronte dei circa euro 10.000,00 annui di cui dispone la sig.ra CE tra buste paga durante l’anno e disoccupazione dei tre mesi estivi.

Non esiste più lo “squilibrio tra le posizioni economiche dei coniugi” tale da rendere giustificato il permanere di un assegno divorzile.

Tanto premesso ed argomentato in fatto ed in diritto, l’istante rappresentato dall’avvocato matrimonialista di Roma, come innanzi rappresentato, difeso e domiciliato, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 739 c.p.c., formula le seguenti

 

Conclusioni, Voglia l’Eccellentissima Corte di Appello di .......... :

 

a) modificare il decreto emesso dal Tribunale Civile e, per l’effetto, revocare l’assegno di mantenimento in favore della figlia nonché revocare in toto l’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge, sig.ra EC, considerato ed accertato il venir meno dei presupposti di fatto e di diritto per la corresponsione dei predetti assegni;

b) in subordine ridurre ulteriormente l’importo di entrambi gli assegni.

Data la enorme infondatezza delle pretese della signora CE, l’avvocato matrimonialista di Roma chiede al Tribunale Civile la vittoria di spese e onorari di lite